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DROGAVA I BAMBINI E LI METTEVA NELLE BARE. FU PREMIATA COL NOBEL PER LA PACE, ECCO PERCHÈ

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Una storia davvero particolare, poco conosciuta ma che ha segnato in un certo modo il secondo conflitto mondiale. Protagonista è Irena Sendler, nata a Varsavia, Polonia, il 15 Febbraio 1910. I suoi genitori le hanno sempre detto che bisogna aiutare il prossimo sempre e comunque, quando si hanno le possibilità per farlo.

Divenuta un’infermiera, nella sua città, insieme ad alcuni collaboratori coraggiosi, ha iniziato ad aiutare segretamente i bambini ebrei che erano rinchiusi nel ghetto creato dal regime nazista. La donna evitava loro la morte, sottraendoli di nascosti, e assegnandoli a famiglie adottive od orfanotrofi. Spesso i piccoli venivano trasportati nelle ambulanze, insieme a malati molto gravi.

Col tempo però questa pratica era molto rischiosa, così Irena si era inventata un altro stratagemma: li nascondeva in sacchi della spazzatura e perfino in bare. Alcune volte i bambini venivano drogati per dare vita ad una specie di morte apparente. Grazie ad Irena sono stati salvati più di 2.500 bambini: quando i nazisti l’hanno scoperta, l’hanno imprigionata e torturata brutalmente. È stata persino condannata a morte. I suoi sostenitori per farla scappare, avevano corrotto le guardie e solo dopo anni è morta, di morte naturale a 98 anni, il 12 maggio 2008.

AGGIORNAMENTO: Il titolo dell’articolo è stato corretto in seguito: Irena andò solo vicina al Nobel per la Pace ma non lo ottenne.

La storia di Irena è stata per anni dimenticata dall’opinione pubblica, solo nel 1999 un gruppo di studenti del Kansas ha scoperto la sua storia e l’ha resa nota con uno spettacolo “Life in a Jar” (La vita in un barattolo), un libro e un dvd.

Giovanni Paolo II nel 2003 le ha inviato una lettera personale lodandola per i suoi sforzi durante la guerra.

Nel 2007 è stata proclamata eroe nazionale dal Senato Polacco. Invitata per ricevere l’omaggio Irena ha mandato una sua dichiarazione per mezzo di Elżbieta Ficowska, che aveva salvata da bambina:

«Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria».

Nel 2007 ha ottenuto una nomination per il Nobel per la Pace, ma non le è stato assegnato perché una regola per l’assegnazione del Nobel richiede di aver effettuato una qualche attività meritoria nei due anni precedenti alla richiesta; nel caso di Irena le azioni meritorie risalivano a molti anni prima.

« Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai ».
La memoria di Irena è un bene pubblico prezioso da portare con noi nel futuro.

Fonti: Curiosauro

http://espresso.repubblica.it/visioni/2017/01/17/news/irena-che-salvava-i-bambini-del-ghetto-di-varsavia-1.293618

Darsipace.it

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