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Gli alberi sono creature intelligenti dotate di una rete sociale simile al Web

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Ricordano, riflettono, prendono decisioni e sono capaci di comunicare fra loro: le piante sono meravigliose creature dotate di un “cervello” secondo gli studi di un neurobiologo italiano 

L’uomo spesso fatica a provare empatia nei confronti di altri mammiferi, animali dotati di un cuore e di un cervellocome lui, pensare dunque ad un albero come un essere senziente e dotato di vita sociale potrebbe sembrare surreale, inverosimile. Eppure c’è chi sostiene il contrario. Fra i sostenitori principali dell’intelligenza della specie vegetale c’è un neurobiologo italiano, Stefano Mancuso, a capo del laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze. Non è il solo: anche Peter Wohlleben, guardia forestale tedesca ha recentemente pubblicato un libro dove afferma che gli alberi sono delle creature dotate di spiccata socialità.

A detta di Wohlleben infatti “Gli alberi possono contareimparare ricordare. Si avvisano inoltre l’un l’altro in caso di pericolo tramite l’invio di segnali elettrici che formano una vera e propria rete denominata Wood Wide Web”. Secondo le ricerche del neurobiologo italiano gli apici radicali, area della pianta dotata di neurotrasmettitori, al pari dei nostri neuroni elaborano e rispondono agli stimoli e alle informazioni che ricevono, persino dalle altre piante, con le quali intessono una vera e propria rete sociale capace di estendersi anche per chilometri. Anche quando una pianta perde il 90% della sue radici, riesce ugualmente a sopravvivere e a comunicare con gli altri esseri vegetali. Ogni apice radicale è capace di monitorare almeno 15 tipi differenti di parametri fisici e chimici al contempo, hanno perciò dei sensi molto più sviluppati rispetto agli animali.

Il modo di comunicare delle piante è sorprendente: interagirebbero fra loro e sarebbero in grado di riconoscere quelle appartenenti alla propria famiglia e quelle di un’altra specie. Sono persino capaci di scambiarsi informazioni, chimicamente, attraverso il terreno e l’aria, circa il loro stato di salute o la presenza di parassiti. Se ad esempio vengono attaccati da patogeni comunicano ai loro simili tramite gas e sostanze volatili che è presente un pericolo e li invitano ad aumentare le difese immunitarie.

Ovviamente cercare di antropomorfizzare le piante, attribuendogli caratteristiche e qualità umane, è errato giacché si tratta di creature con cicli vitali differenti dai nostri e dotate dunque di un tipo di intelligenza diversa. Tuttavia gli alberi sarebbe capaci anche di gesti di solidarietà: a detta della guardia forestale sarebbero in grado di mantenere in vita i ceppi di altri alberi abbattuti anni prima, trasmettendogli tramite le radici parte della loro linfa. Gli alberi svilupperebbero anche dei rapporti molti simili all’amicizia umana ed alcuni sarebbero talmente legati l’uno all’altro tramite le radici che quando uno muore ne risentirebbero anche gli altri, sino a morirne.

Le osservazioni di Wohlleben e le ricerche del dottor Mancuso offrono un interessante punto di vista per imparare ad osservare le foreste ed il regno vegetale con occhi nuovi. Ricordare quindi che gli alberi non sono, come l’immaginario comune attuale crede, una sorta di “automi biologici” generatori di ossigeno ma delle creature viventi reali, che seppur diverse da noi, possiedono ugualmente diritto alla vita e rendono la nostra possibile.

via Breaknotizie

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