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Serendipity: quando il caso conduce a felici scoperte

Serendipity ovvero scoprire qualcosa che non stavi cercando. Ti è mai capitato di sbagliare strada e scoprire per caso una suggestiva vallata o un grazioso borgo medievale? Oppure di entrare in libreria per acquistare un determinato libro finendo per comprarne un altro che ti aveva incuriosito per la copertina o per il titolo, e che poi sarebbe diventato uno dei tuoi libri preferiti? O ancora, di cercare un’informazione su internet finendo per trovare tutt’altro, ad esempio una curiosità interessante o una circostanza di cui ignoravi l’esistenza?

Magari ti sei imbattuto per caso in quest’articolo, cliccandoci sopra mentre cercavi qualcos’altro e sei in procinto di scoprire un concetto nuovo, prezioso e dalle implicazioni interessanti…. Ebbene, in tutti questi casi, ti trovi di fronte a episodi di serendipity.

La serendipity (tradotta in italiano col termine, usato pochissimo, di ‘serendipità’) consiste nella felice scoperta di qualcosa di inaspettato mentre stavamo cercando altro. Oppure può voler dire trovare qualcosa che stavamo cercando, ma in un modo o luogo o momento assolutamente inatteso. Capita continuamente, nella vita quotidiana di ognuno di noi, ma spesso questo fenomeno è alla base di scoperte e invenzioni che hanno avuto un’influenza decisiva nel corso della storia, cambiando per sempre la vita delle persone. La storia dell’umanità è letteralmente costellata di episodi di serendipity, nel campo delle esplorazioni geografiche così come in letteratura e, soprattutto, in ambito scientifico.

CASI CELEBRI DI SERENDIPITY

Il caso più celebre di serendipity è senz’altro la scoperta del continente americano da parte di Cristoforo Colombo. È noto a tutti che l’esploratore genovese in realtà stesse navigando alla volta delle Indie ed era convinto di essere approdato sul continente asiatico. In ambito scientifico, uno degli episodi più noti di serendipity è senz’altro la scoperta della penicellina da parte di Fleming. Il medico britannico si era assentato per tre giorni dal suo laboratorio, dimenticandosi di eliminare alcune colture di Stafilococco, che in quel periodo costituivano l’ oggetto dei suoi studi.

Al suo ritorno, riprese in mano le colture che aveva preparato precedentemente e osservò che in alcuni punti si era formato uno strano alone chiaro. In quelle zone, a causa di colonie di muffa che in seguito sarebbero state identificate come appartenenti al genere Penicillium, si era verificata un’inibizione della crescita batterica dello Stafilococco. Se nei punti in cui era caduta accidentalmente la muffa i batteri non crescevano, significava che la muffa conteneva delle sostanze in grado di distruggerli. Fleming riuscì a isolare ed estrarre questo composto e lo chiamò penicellina. Solo fortuna? Non proprio.

SERENDIPITY, ORIGINE DEL TERMINE

Il termine serendipity è un neologismo coniato nel 1754 dallo scrittore inglese Horace Walpole. Ad ispirtarlo fu la lettura di un libro italiano del Cinquecento, scritto da Cristoforo Armeno e intitolato “Viaggi e avventure dei tre principi di Serendippo”. Si trattava della trasposizione di un’antica fiaba persiana.

Nel racconto, i tre principi di Serendip, l’antico nome dello Sri Lanka, durante il loro viaggio si imbattono in una serie di episodi in cui hanno modo di mettere a frutto la loro intelligenza e la grande capacità di osservazione. Ad esempio, riescono a capire, pur non avendolo mai visto, che il cammello cercato dal cammelliere è cieco dall’occhio sinistro. Questo perchè hanno notato che sul loro cammino l’erba è stata mangiata solo sulla parte destra del percorso, pur essendo meno invitante di quella posta sul lato sinistro. Quindi Walpole intendeva la serendipity come una sorta di “sagacia accidentale”.

Per fare nuove scoperte, infatti, bisogna saper osservare la realtà ed essere capaci di comprendere tutte le relazioni che intercorrono tra i diversi elementi . Come diceva Pasteur “la fortuna aiuta solo le menti preparate”. Affinchè uno sbaglio si traduca in una felice scoperta bisogna avere la capacità di cogliere l’imprevisto e di reinterpretarlo in una chiave diversa. Senza questa capacità, ad esempio, quella osservata da Fleming sarebbe rimasta solo una muffa su una piastra in laboratorio.

SERENDIPITY E ABDUZIONE

L’accezione originaria della serendipity, dunque, è molto vicina al cosiddetto ragionamento per abduzione, molto usato da Sherlock Holmes e da altri investigatori suoi epigoni. L’abduzione in pratica è un sillogismo, ovvero uno schema di ragionamento, in cui delle due premesse esistenti, solo la principale è certa. Essendo l’altra premessa soltanto probabile, anche la conclusione non avrà il crisma della certezza, ma sarà anch’essa soltanto probabile.

IMMERSI NELLA SERENDIPITY

Nel tempo, il campo di applicazione della serendipity si è notevolmente allargato. Le parole non sono mai fisse, ma sono sostanza viva e soggetta a mutamenti semantici. Raccontano l’umanità che descrivono e seguono l’evoluzione della società. Oggi, questo concetto non indica più soltanto la “sagacia accidentale” o il ragionamento per abduzione. In ambito scientifico la serendipity indica la scoperta di un dato anomalo e imprevisto nel corso di una ricerca che consente la scoperta e la formulazione di nuove teorie.

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Un po’ come è successo a Fleming con l’invenzione della penicellina. Non solo. In senso lato, serendipity vuol dire trovare qualcosa mentre si sta cercando qualcos’altro, o trovare qualcosa di più prezioso di quello che si sta cercando. Tantissimi oggetti di uso quotidiano sono frutto di scoperte casuali. Noi siamo letteralmente immersi nella serendipity : i raggi x, il microonde, il cellophane, il teflon, il viagra, l’lsd, la dinamite, i vetri infrangibili, i jeans e persino i post-it sono stati inventati in maniera accidentale, mentre si era intenti a trovare la soluzione a un altro problema.

L’inventore dei post-it si chiamava Spencer Silver ed era un chimico alla ricerca di una colla potentissima, che potesse trovare impiego nel settore aerospaziale. Invece scoprì una sostanza dalla capacità incollante piuttosto blanda, che però aveva il merito di non lasciare traccia e di poter essere riutilizzata più volte prima di perdere il suo potere adesivo.

Arthur Fry, un suo collega che cantava in un coro la domenica a messa, aveva bisogno di un segnalibro adesivo che gli consentisse di trovare i brani con facilità e rapidamente durante la funzione religiosa, senza macchiare assolutamente le pagine del libro. All’improvviso gli venne in mente che quella “cosa” già c’era : era l’inutile colla scoperta dal collega Spencer Silver. Così nacquero i post-it, che fecero la fortuna della 3M.

SERENDIPITY NELLA LETTERATURA

Anche la letteratura è ricca di episodi di serendipity. Ad esempio un elemento tipico della narrazione di Joyce è la cosiddetta “epiphany”, vale a dire “rivelazione” : vivendo situazioni o momenti apparentemente non rilevanti, il personaggio realizza quale dovrà essere il suo destino. Un altro momento di serendipity letteraria è la vicenda di Robert Loiuis Stevenson, l’autore de Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde. Lo scrittore scozzese trasse la felice ispirazione per raccontare il celebre sdoppiamento di personalità in maniera del tutto casuale, da un sogno (forse un incubo?).

LA SERENDIPITY IN AMORE

Il significato della serendipity si è dilatato fino a comprendere anche l’ambito delle relazioni interpersonali. Serendipity può essere la situazione in cui vai a un colloquio di lavoro e conosci colui o colei che diverrà tuo marito o tua moglie. Oppure entri in un bar per fare colazione e incontri l’uomo o la donna della tua vita. Per dirlo con un felice motto americano, la serendipity è “cercare l’ago in un pagliaio e incontrare la figlia del contadino”. C’è un film , intitolato appunto Serendipity, che illustra questo concetto, perlomeno nell’incontro iniziale dei due protagonisti.

È una commedia sentimentale del 2001 con John Cusack, il classico film americano col romantico lieto fine. Siamo a New York e mancano pochi giorni a Natale. I due protagonisti entrano in un affollatissimo centro commerciale per comprare dei guanti : lui e lei mettono le mani contemporaneamente sull’ultimo paio di guanti disponibili di quello specifico modello e colore, e iniziano a parlare per decidere chi dei due debba aggiudicarserli. Continuano a parlare, si conoscono, si piacciono, vanno a bere un caffè insieme e capiscono immediatamente di essere fatti l’uno per l’altra. Ma ci sono delle complicazioni : lui è impegnato, vivono in città differenti, hanno vite completamente diverse. Non sto qui a raccontare il resto del film, che comunque non ha che fare con la serendipity, ma è una lunga e improbabile catena di eventi che ha a che fare col destino e le sue trame imperscrutabili. Il loro incontro, però, è pura serendipity.

CONCLUSIONE – UN MONITO

Il concetto di serendipity è davvero affascinante. In parte per la sua assonanza con la parola serenità, ma soprattutto perché trasmette, seppur inespressa, una precisa esortazione. È un monito a guardare le cose senza schemi prestabiliti, tenendo sempre gli occhi ben aperti. L’imponderabile della vita può diventare una risorsa solo se noi siamo capaci di sfruttare la casualità a nostro vantaggio. L’anomalia, l’imprevisto, possono trasformarsi in circostanze favorevoli solo se noi siamo pronti a trasformarli in occasioni feconde.

La serendipity può realizzarsi solo laddove vi sia curiosità e spirito di osservazione. Questo vale sia per le grandi scoperte che per la vita quotidiana di ognuno di noi. Che sia un incontro fortuito in grado di cambiare la nostra vita, o una nuova conoscenza che rappresenta un momento di crescita personale oppure una piccola scoperta che può rivelarci nuovi orizzonti, l’insegnamento della serendipity è sempre lo stesso : affrontare la vita come si affronta un lungo viaggio, con occhi aperti, cuore puro e mente spalancata, pronti a trasformare ogni casualità in una nuova opportunità.

E tu hai mai avuto a che fare con la serendipity? Ti va di raccontare la tua esperienza?

Angela Petrella – GreenMe

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